(disegno di erica il cane)

(disegno di erica il cane)

Mente e cuoio

Giovedì 12 giugno, a San Paolo, Brasile e Croazia hanno dato il via al mondiale di calcio. Nei mesi precedenti, i media di tutto il pianeta hanno mostrato immagini di scontri violenti, di aggressioni della polizia nei confronti degli abitanti delle zone più povere delle città brasiliane, allontanati dalle proprie case per fare spazio ai nuovi stadi e garantire un’atmosfera “decorosa” in vista delle partite. Sgomberi e arresti, la cui violenza sembrava dettata, più che da una necessità di “sbrigare velocemente la pratica”, da quella di non lasciare nessuno spazio alla trattativa o alla reazione. Scene che si riproducono ogni volta che un evento del genere approda in un paese dove forti sono le diseguaglianze e limitato il sostegno dello stato per la popolazione, che osserva i governi e gli sponsor investire centinaia di milioni per la costruzione di impianti e infrastrutture spesso inutili.

Da questa parte dell’oceano l’appassionato-tipo di calcio, magari anche quello dotato di senso critico, prova a trovare un equilibrio tra ragione e passione, tra l’indignazione per ciò che sta accadendo in Brasile oggi, in Sudafrica ieri, e l’irresistibile calamita che lo porta a recarsi in uno stadio, accendere una tivvù o una radio ogni qual volta c’è un pallone che rotola. La battaglia interiore è la stessa, che l’oggetto del desiderio sia una partita di campionato falsata per uno scandalo scommesse o un mondiale eticamente “sporco” come ce ne sono stati parecchi.

Protagonisti in prima persona di queste irrisolvibili scelte, abbiamo deciso in questo numero di raccontare il mondo del calcio cittadino seguendo quelle che ci sembravano le direttrici più oneste. Non la passione o la fede, non l’analisi sociologica, ma la narrazione di storie, più o meno veritiere, che forse sono proprio all’origine della nostra incapacità di rompere del tutto i legami con quello che, in fondo, è l’amore più antico della nostra vita.

Pag. 2 e 3 – Notti magiche, secondo atto – Il sindaco de Magistris organizza un mondiale parallelo in solidarietà con la popolazione brasiliana. Nelle piazze e nei parchi della città si sfidano selezioni di artisti e personaggi famosi. La Campania vuole il titolo ma spunta una outsider Pag. 4 e 5 – Calcio popolare uncensored – Tra le squadre del “calcio popolare” la Lokomotiv Flegrea è l’ultima arrivata. Un viaggio all’interno del movimento, tra sacrifici economici, sfide tecniche e desiderio di aprirsi al territorio. Luci e ombre del primo anno in terza categoria

Pag. 6 e 7 – La prima industria del paese – Nella redazione sportiva della tv locale si vive per il calcio. Si costruiscono a tavolino le bufale del calciomercato, si prendono in giro i dirigenti delle squadre minori, si fanno pronostici tutti sbagliati. E gli altri sport finiscono quasi sempre in coda al tg Pag. 8 e 9 – Alla periferia del pallone – Ciccio Ripa è il bomber dell’Arzanese, l’uomo che fa la differenza nella serie C2. Francesco Sorrentino a quindici anni era pronto per essere lanciato in serie A. Poi una misteriosa malattia lo ha portato dal campo di calcio alla macchina per cucire Pag. 10 e 11 – Poster – Brasil 2014: Mondiali alla griglia Pag. 12 e 13 – Menti aperte e porte chiuse – Tre esperienze di occupazione dislocate nel tempo: Berlino, Montesanto, Spaccanapoli. Gli esempi di convivenza con il diverso, la ricerca di un equilibrio tra chi è dentro e chi è fuori, le trappole del legalitarismo e dell’apertura indiscriminata Pag. 14 e 15 – Il centro dell’Africa – La vita di Mary Osei, ghanese, in Italia da trentotto anni. Approdata a Castel Volturno negli anni Ottanta, quando gli africani erano ancora pochi, c’era il lavoro e le case lasciate vuote dai vacanzieri. Oggi ha aperto un centro culturale dedicato a Makeba Pag. 16 e 17 – Le battaglie di Mario – Mario Luise è stato sindaco di Castel Volturno a più riprese, negli anni Settanta e nei Novanta. Nel suo racconto i traumi della cementificazione del lungomare, l’arrivo dei terremotati e poi degli immigrati, le battaglie per porre un argine alla devastazione Pag. 18 e 19 - Dodici pollici – LavoroIl suicidio di Maria e i reparti confino in Fiat; Musica: Figli e figliastri, di Franco Ricciardi;  Televisione: Gomorra la serie; Video: La Napoli dei Jackal Con i testi di - riccardo rosa, davide schiavon, alessandro cocorullo, -ma, jefferson seth annan, salvatore porcaro, luca rossomando e i disegni di - erica il cane, schiavon, malov, ottoeffe, cyop&kaf, monica mazur, diego miedo

( copertina di erica il cane )

Caldoro furioso con Matteo Renzi: «Taglia la sanità e i trasporti». Pensava di avere l’esclusiva.

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Rifiuti, l'esempio di Benevento

( foto di janos )

da www.napolionline.org, 19 novembre 2010

Se c’è una cosa che i campani hanno capito in questi giorni è che meno rifiuti si producono e meglio è. Sembra una scelta sensata e ovvia, ma non pare per nulla essere quella auspicata nel piano provinciale di Napoli. Certo si parla di raccolta differenziata, ma di quella se ne parla da sedici anni e non si fa mai, quindi per capire se un piano è realmente rivolto a questo obiettivo bisogna vedere la tipologia di impiantistica prevista e dove si vogliono indirizzare gli investimenti e la ricerca.

Nel piano industriale della provincia di Napoli si fa menzione di “nuove tecnologie e nuovi sistemi per favorire e incrementare la raccolta differenziata … nonchè di nuove tecnologie e sistemi per la distruzione dei rifiuti non riutilizzabili e/o pericolosi…”. Non una parola rivolta al recupero di materia, quindi un piano che ha come unico obiettivo quello di mantenere i livelli minimi di raccolta differenziata ma poi tutto rivolto a bruciare il resto in inceneritori o in altri impianti.

Di tutto altro respiro l’incipit del piano rifiuti della provincia di Benevento in cui possiamo leggere che “La filosofia del presente Piano sarà incentrata sulle azioni di riduzione, riuso e riciclo delle merci e trattamento meccanico biologico, escludendo  l’utilizzo dell’incenerimento”. Nell’intraprendere questa strada la provincia di Benevento ha stilato un accordo con il centro Vedelago per costruire una linea di recupero materia da secco indifferenziato adattando una linea dell’impianto stir di Casalduni. Non un semplice revamping, ma un vero e proprio stravolgimento del ciclo; difatti ci si propone di produrre materiale plastico detto di seconda vita che sul mercato ha un prezzo di vendita di trenta-ottanta euro (a seconda della qualità), lo stir ad oggi invece “produce” rifiuto da mandare in discarica o all’incenerimento con un costo di smaltimento che va dagli ottanta ai centocinquanta euro a tonnellata.

Ovviamente vanno anche considerati i costi ambientali e di gestione negli anni di una discarica e il fatto che un inceneritore avrà un’ulteriore scarto di circa il trenta per cento della materia bruciata, che deve essere smaltita in discariche speciali. Visto l’evidente problema per la provincia di Napoli di individuare discariche nel suo territorio, mi sembra che la scelta di avere ben due inceneritori in provincia sia una carico ambientale ed economico difficilmente supportabile, senza contare, come spesso ho sottolineato, che già l’impianto di Acerra è sovradimensionato per la provincia di Napoli, se nei prossimi anni si decide di puntare sulla raccolta differenziata.

La provincia di Benevento ha fatto una scelta coraggiosa, certo avvantaggiata dal contesto urbano e dal numero di abitanti, ma in Campania decidere di diminuire i rifiuti da smaltire e adottare impiantistiche e piani volti al massimo recupero di materia è di per sé rivoluzionario. Anche in provincia di Napoli esistono molti paesi “virtuosi” e i quartieri napoletani coinvolti nel porta a porta raggiungono percentuali di raccolta eccellenti, per cui si può pensare a una graduale riconversione degli impianti esistenti coinvolgendo i comuni e i quartieri virtuosi incanalandoli in un ciclo in cui sia previsto il recupero della materia, prevedendo di allargare il bacino di utenza progressivamente incentivando, con tassazione nettamente inferiore, gli altri comuni/quartieri ad adottare sistemi di raccolta compatibili con questo ciclo. C’è una proposta simile fatta dal presidente della commissione ambiente della provincia di Napoli, Bellerè, speriamo sia approvata e applicata.

Ma allora dell’inceneritore di Napoli est che ne facciamo? Per quando dovrebbe essere pronto l’inceneritore, cioè tra tre anni, se andiamo avanti per questa strada, la provincia di Napoli non avrà abbastanza rifiuti neanche per l’inceneritore di Acerra, quindi, facciamo vedere che in sedici anni abbiamo capito la lezione e utilizziamo meglio i soldi dedicati alla sua costruzione, incentivando la raccolta differenziata, il revamping degli impianti e la costruzione degli impianti di compostaggio. (francesco iacotucci)

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