La notizia è sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali. Nicola Cosentino deve essere arrestato, persino a parere della politica. L’ultima parola, però, non è ancora detta.
Nicola Cosentino, deputato e coordinatore del Pdl campano, deve essere arrestato in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Egle Pilla. Lo ha deciso ieri pomeriggio la giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, al termine di un voto dall’esito scontato e anticipato una manciata di minuti prima dal parlamentare del Pdl Maurizio Paniz: «Finirà 11 a 10», aveva pronosticato il deputato alle 16:02. E così è andata, con il voto determinante dei due esponenti della Lega. La parola adesso passa all’aula, che domani a mezzogiorno deciderà se mandare o meno Cosentino in carcere. (gianluca abate, corriere del mezzogiorno, 11 gennaio 2012)
Da un arresto a una condanna, il passo non sempre è breve. Tanto più se il responsabile è un’entità troppo spesso astratta come lo Stato italiano. Nessun sermone di stampo anarcoide è in arrivo, state tranquilli, semplicemente il report di una originale sentenza della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo:
Dal 1994 al 2009, lo Stato italiano non è stato capace di gestire adeguatamente l’emergenza rifiuti in Campania. Per questo la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato l’Italia, sulla base di un ricorso presentato da diciotto cittadini di Somma Vesuviana. La corte ha riconosciuto la violazione del diritto alla salvaguardia della vita privata e familiare: lo Stato, cioè, non può costringere i suoi abitanti a vivere tra i rifiuti. (virginia lori, l’unità, 11 gennaio 2012)
Fin qui, tutto normale. La cosa singolare è che ai diciotto dell’ave Maria, non verrà data una lira una, nonostante la condanna alla controparte. Evidentemente, il rischio, sarebbe quello di creare un pericoloso precedente per cui tutta la popolazione di Napoli e provincia, forte della prima sentenza, cominci a chiedere allo Stato indennizzi e risarcimenti. E considerando il numero di anni di emergenza, e la quantità di popolazione che occupa il territorio tra Napoli e Caserta, l’Italia rischierebbe praticamente la bancarotta. Come giustificare, però, tecnicamente tutto ciò? Si riapre il vecchio dibattito sulla mancanza di un archivio ufficiale di dati, capace di mettere in relazione l’enorme aumento, per esempio, delle malattie tumorali sul territorio campano negli ultimi anni, e l’emergenza rifiuti.
I giudici di Strasburgo hanno ritenuto che la vita e la salute dei ricorrenti non siano state messe in pericolo dall’emergenza, e che gli studi scientifici presentati dalle parti sull’esistenza di un legame tra aumento di casi di cancro e la gestione rifiuti in Campania, arrivino a risultati divergenti. Così, nonostante la condanna, la corte di Strasburgo non ha riconosciuto l’indennizzo di quindicimila euro per danni morali richiesto dai diciotto ricorrenti, sostenendo che aver constatato la violazione del loro diritto alla vita privata e familiare è da considerarsi una riparazione sufficiente del danno morale subito. (virginia lori, l’unità, 11 gennaio 2012)
Una vittoria a metà, insomma. Forse pure a un quarto, che a confronto Pirro è un dilettante. Il succo è: si, è vero, siete stati danneggiati, però accontentatevi del fatto che lo ammettiamo. Un risarcimento così, vale molto di più di quindicimila euro.
Purtroppo al giorno d’oggi non si fa che parlare di soldi. Tanto che è diventata quasi una necessità, nel momento in cui ci si insedia ai posti di comando di qualche entità pubblica, dover dar conto alla cittadinanza del proprio cachet (perdonerete il francesismo, ma la colpa non è certo mia).
Sergio Marotta, per esempio, nuovo presidente del Forum delle culture, si affretta a comunicare che non riceverà alcun compenso. In ogni caso, dopo l’affaire Vecchioni (e dalle col francese!), la classe dirigente partenopea si mostra piuttosto soddisfatta della scelta di Marotta. Squali e squaletti vari della politica post-bassoliniana, però, sono sempre in agguato, e tentano di approfittarne per un coup de main (giuro che è l’ultima):
«Le dimissioni di Vecchioni a pochi giorni da quelle del presidente dell’Asìa Rossi destano viva preoccupazione su quanto sta accadendo nell’amministrazione comunale», sottolinea Peppe De Cristofaro, segretario provinciale di Sel, per il quale le due defezioni «toccano infatti due questioni non di poco conto sul futuro della nostra città: il Forum delle culture, e il processo di innovazione che si era sviluppato all’interno dell’Asìa». E Marisa Figurato, responsabile cultura del Pd Campania trova ormai «intollerabili l’opacità su risorse, programmi, competenze e i ritardi fin qui accumulati per il Forum delle culture». Il Pd chiede «che la città sia informata sui perché delle scelte, e su quello che concretamente è stato fatto». (cristina zagaria, repubblica napoli, 11 gennaio 2012)
Apprezzando sinceramente le parole della Figurato, viene da chiedersi come mai questa ferrea determinazione e questa voglia irrefrenabile di informare e coinvolgere la città sul Forum, siano venute al Pd proprio adesso, pochi mesi dopo la defenestrazione di Nicola Oddati dal ruolo di presidente. Come mai, accorgersi solo ora delle intollerabili opacità sulle risorse e i programmi, oltre che dei ritardi accumulati?
Domanda ingenua, in tempi di rimpasto, con i due partiti principali della sinistra italiana (ebbene si, non arrabbiatevi, numeri alla mano è così) Sel e Pd, rimasti fuori dai posti di comando della città. Un’occasione come questa, con la confusione creatasi dopo le dimissioni dell’accoppiata Vecchioni-Rossi, appare una palla da cogliere al balzo per una richiesta di “spiegazioni” alla giunta. O per il consueto: «Ci siamo anche noi!», di chi sogna il rimpasto per tornare in sella.
Dopo i deliri di questi giorni, più che in sella però, sarebbe il caso di tornare in sé. Nessuno escluso.
a cura di pazzaglia



