da Napoli Monitor n.46, febbraio 2012
Risale a tre anni fa il libro di politica urbana di Ugo Rossi, Lo spazio conteso. Il centro storico di Napoli tra coalizioni e conflitti (Guida 2009). Si tratta di un saggio che anticipa e focalizza sul contesto locale alcune delle tematiche che lo stesso autore, insieme ad Alberto Vanolola, amplierà alla dimensione globale nel volume successivo, Geografia politica urbana (Laterza, 2010).
Il centro storico per Rossi è uno spazio politico conteso, sul quale si sono storicamente fronteggiate due coalizioni antagoniste: quella “pro-crescita” e quella “progressista”, laddove i primi perseguono la crescita economica della città e la redditività degli spazi urbani, mentre i secondi contrastano tale modello di sviluppo urbano. Applicando la teoria americana del regime analysis, i tre decenni in esame sono associati a tre diversi regimi di governo della città: “il regime conflittuale” (1968- 1980), “il regime imprenditoriale” (1980-1992) e infine “il regime simbolico-riformista” (1993-2004).
A partire dal 1993, con la giunta Bassolino e la nuova élite politica in evidente continuità con la “coalizione progressista”, il rilancio del centro storico avviene per lo più mediante politiche simboliche e operazioni di marketing urbano. Oltre ai processi di cambiamento “dall’alto”, l’autore mette in luce il fondamentale ruolo svolto non solo dalla “società civile istituzionalizzata” ma anche dai movimenti sociali urbani. La mobilitazione di questa “cittadinanza insorgente” ha infatti contribuito alla trasformazione di alcuni spazi urbani che sono considerati espressione di “democrazia non istituzionalizzata” (tra questi, il parco San Gennaro nel quartiere Sanità co-gestito da associazioni e comune dal 2008 e attualmente di nuovo chiuso).
Il libro mette in evidenza la valenza multi-dimensionale dello spazio urbano, composto da una pluralità di attori che non possono essere ridotti alle élite politiche o istituzionali. Quando le potenzialità dei diversi attori trovano spazio per mobilitarsi si possono innescare cambiamenti virtuosi. Secondo Rossi, ciò è accaduto, per esempio, durante la prima fase del governo Bassolino, all’indomani della caduta del sistema di potere guidato dalla DC, che basava la sua esistenza su una fitta rete clientelare. Il saggio si arresta alla fine del 2000 con prospettive tutt’altro che ottimiste. Quella che viene definita la modalità “strategico-relazionale”, espressa nella formula- zione del Piano Strategico (2009) e nella candidatura di Napoli a sede del Forum delle Culture del 2013 (2007) già faceva i conti con gravi lentezze.
Mutato il quadro istituzionale, ci troviamo a poco più di un anno dal Forum. Il centro storico, per quella sua parte che coincide con i decumani, è strettamente collegato con la scadenza del 2013. Dopo la rinuncia a svolgere il Forum nell’area occidentale della città, si vogliono concentrare gran parte degli eventi che compongono il cartellone della manifestazione tra la Mostra d’Oltremare e una quindicina di chiese per le quali sono già stati formulati progetti di recupero. Ma fatta eccezione per questi progetti puntuali, non sarà avviata nessuna operazione di trasformazione urbana. Per cercare di fare in così poco tempo quanto non si è fatto finora, l’operazione Forum è stata tutta improntata a una logica di emergenza, con un forte protagonismo degli attori politici, specie regionali, o di realtà già ampiamente finanziate, tra cui la Fondazione Teatro Festival a cui è stato affidato il progetto “La Campania dei Festival verso il Forum Universale”, diretto da Lu- ca De Fusco.
A quanto pare la modalità definita da Ugo Rossi “strategico-relazionale”, che pure ha mostrato i suoi punti deboli e le sue contraddizioni a livello globale, quando viene importata a Napoli non riesce nemmeno a prendere le mosse. Forse a causa di quella emergenza permanente che, se pur preserva la città dalle logiche pure del neoliberalismo, si traduce in un’incapacità istituzionale che finisce per non offrire spazio pubblico d’espressione alla pluralità degli attori e delle forze sociali. (chiara ingrosso)




By geronimo apache aprile 18, 2012 - 10:48 pm
sul serio, pensiamo, sia così?
L’accademia (appassita) sia in grado di capire la distanza tra sé e il mondo.
By masi nicola aprile 23, 2012 - 12:24 pm
Caro Geronimo,
potresti dettagliare (e magari argomentare) meglio il tuo commento?
grazie,
nicola
By Geronimo Apachi aprile 24, 2012 - 10:04 pm
Non mancherò. Tutto al tempo debito. L’importante è riflettere, narrare e immergersi nel dove si racconta. Come fa da sempre Napoli Monitor…No?