Oggi alle 17 parte #occupyScampia, l’iniziativa di cui – a colpi sempre più rimbombanti di “Invio” – si è ampiamente discusso in questi giorni. Leggeremo in serata accaniti o ammiccanti resoconti, sapremo quante persone sono accorse da tutto il mondo a piazza Giovanni Paolo II, cosa hanno fatto e come l’hanno fatto. Nel mondo dell’informazione che tutto genera e tutto brucia, vedremo (?) tra tre giorni chi sarà rimasto ad occupare Scampia, piantando tende e “dando mano”, come dicevano vecchi amici di Firenze. Napoli Monitor sarà in piazza stasera, e una descrizione della serata degli occupanti ve la offrirà, siatene certi.
Intanto il dibattito ha generato due posizioni distinte, dettate dai giornali. Una (la Repubblica, il Mattino), completamente a favore della manifestazione, i cui fautori argomentano poco ma lanciano e rilanciano appelli, «siate in molti stasera!», anche perché nessuno può rischiare che l’evento sia un fiasco, l’hashtag è tratto e non si torna indietro. Poi ci sono le posizioni più critiche, difese principalmente dalle associazioni di quartiere che da anni battagliano sul territorio e assunte da altri giornali (il Manifesto, il Foglio).
«Una cosa non buona diventa peggiore quando si vuole difenderla a ogni costo». Non è questo il caso a cui si riferiva Ovidio, ma di sicuro OccupyScampia sta diventando un tira e molla tra chi in buona fede ha lanciato l’appuntamento per oggi, alle 17, nel centro del quartiere e quelli che lavorando tutti i giorni sul territorio la ritengono un’iniziativa estemporanea e priva di sostanza. Molto si capirà stasera in piazza Giovanni Paolo II quando i partecipanti che si sono organizzati su Twitter si guarderanno in faccia e si conteranno. Qui non siamo a Zuccotti park, la sfida non è solo mettere le tende nel quartiere da sempre supermercato di stupefacenti e teatro di guerre camorristiche sanguinose, è lavorarci tutti i giorni e fare arrivare lo stato. (francesca pilla, il manifesto, 3 febbraio 2012)
«Credo», prosegue Amato (presidente della Commissione Beni Confiscati), «ci sia stato un grande clamore su una notizia sostanzialmente priva di fondamento ed anche Saviano racconta cose che, per chi vive Scampia, sono difficili da credere: ragazze che scendono senza tacco e auto in cui si va da soli? Ma è un romanzo? […]Gli ultimi episodi di cronaca ci raccontano di una faida in atto e nessuno può negare che possa generare paura. […] Piuttosto, si provi a fare un giro dopo le 19 al Centro Direzionale. Quando chiudono gli uffici non resta nulla, qui davvero le donne hanno paura a scendere di casa da sole di sera, ed ai parcheggi si è sviluppato un mercato del sesso che sfrutta bambini e le povertà». (corriere del mezzogiorno, 3 febbraio 2012)
C’è bisogno di cancelletti al Centro Direzionale.
C’è chi ha detto che un social network come Twitter è solo lo specchio della società. La metafora ci sembra inappropriata: uno specchio non accelera la tendenza all’entropia della realtà che riflette. Con la sua forsennata, ansiogena pulsione all’immediatezza degli scambi, un mezzo come Twitter, se usato assecondandone in toto la logica anziché contrastandola con l’autodisciplina e la creatività, diventa peggiorativo della realtà che trova, ne amplifica i tratti più retrivi. Se la parola fugge in avanti prima che si formi il pensiero, se quel che conta è l’iper-velocità nel rispondere, fatalmente si tira fuori il peggio. (wu ming, 30 gennaio 2012)
A dare esempio di un sano quanto creativo rapporto con i social network ci pensa Luigi De Magistris.
De Magistris, messaggio a Monti su Facebook: “Se fossi giovane preferirei la noia” (repubblica napoli, 3 febbraio 2012)
a cura di palanza


