C’era una volta, cara redazione di Napoli Monitor, c’era una volta la villa comunale di Napoli, un posto dove si passeggiava tra le strade alberate, delimitate da quei grandi alberi che con i loro rami fronzuti accarezzavano le diverse statue che vi erano collocate; c’era la grande vasca con i pesciolini rossi e c’era anche la Cassa armonica, opera di Enrico Alvino, datata 1877. Non era una bancarella di prodotti artigianali o alimentari locali, che tanto vanno di moda adesso, ma era la sede per concerti di musica classica che il maestro siciliano Caravaglios, per anni direttore dell’orchestra del teatro San Carlo, eseguiva spesso in quello spazio.
Le persone amanti della musica, gli esperti, ma anche la gente semplice che per curiosità si fermava, tutti potevano ascoltare le musiche di maestri come Verdi, Puccini, Mascagni, o le canzoni napoletane antiche come Fenesta ca lucive. Era un modo, in fondo semplice, per soddisfare il desiderio di chi comprendeva e amava la musica, ma anche di avvicinare a essa chi per la prima volta aveva il piacere di ascoltarla. Oggi ho ottantanove anni ma in me è restato un ricordo bellissimo di quell’atmosfera: ero molto piccola, ma ero già felice nel seguire mia nonna, che aveva una voce da soprano, e che mi faceva apprezzare, portandomi lì, per la prima volta le arti della musica e del canto. Erano momenti intensi, emozionanti, poetici forse, per una bambina, in ogni caso momenti che resteranno per sempre nella mia mente.
Ho appreso, da qualche giorno, che per attuare i lavori per la gara di vela che la nostra città ha ospitato qualche settimana or sono, la Cassa armonica è stata smantellata, “dissacrata”, è stata la parola che mi è venuta in mente quando ho letto la notizia. Quello che per le persone come me è stato davvero un tempio della grande musica, è stato distrutto non ho ben capito se per fare spazio a una strada o a cos’altro. Quella struttura, e lo dico a chi oggi prende le decisioni in città, e forse non ne è al corrente, appartiene alla storia dei napoletani, e mi sembra assurdo pensare che sia stata sacrificata per un pugno di soldi che questa manifestazione ha portato in città. Soldi che, forse, saranno pure arrivati, anche se non mi sembra che nessuno qui ne abbia visto nemmeno l’ombra, ma che come spesso accade hanno portato anche, a causa di situazioni come questa, a trafiggere il cuore dei napoletani, e non solo di quelli come me che ormai si avviano ai novanta.
Mi verrebbe da dire che ne abbiamo abbastanza di queste cose, e che vorremmo che la Cassa armonica tornasse al suo posto (tutta intera!), così com’era ed è sempre stata. E che magari, se non è chiedere troppo, venga usata come una volta: sarebbe una buona cosa, per esempio, per far capire ai napoletani (anziani e non), e ai turisti che tanto rincorrete, che per far rinascere Napoli non è necessario che questo avvenga sulle ceneri di ciò che è stato. Tanto varrebbe, altrimenti, distruggere ancora una volta Pompei, Ercolano e così via. (maria fausta ferro)















