All’inizio di giugno la giornalista Raffaella Cosentino ha fatto domanda per visitare il nuovo centro di identificazione ed espulsione temporaneo della Basilicata, la sua richiesta è stata accettata ed è entrata nella struttura. La vicenda, di per sè, non avrebbe nulla di straordinario, se non fosse per il fatto che dal primo aprile fino a quel giorno nessun giornalista che aveva provato a entrare nei centri per migranti disseminati nel nostro paese era riuscito nel suo intento. Un secco no era stata la risposta che avevamo ricevuto noi di Passpartù, quando provammo a entrare in un centro di accoglienza nelle Marche, l’accesso al Mineo era stato vietato al blogger Gabriele Del Grande e ancora altri episodi nel Lazio, in Puglia, in Calabria. Il divieto è stato stabilito da una circolare firmata il primo aprile dal nostro ministero dell’interno, che stabilisce che nessun giornalista può entrare nei centri di identificazione ed espulsione e nei centri di accoglienza per richiedenti asilo. “Una censura inspiegabile”, avevano denunciato numerosi blogger e redattori.
Nonostante la circolare, Raffaella è riuscita a entrare nel centro lucano. Non sa perchè finalmente l’accesso le sia stato consentito, ma racconta con sgomento quello che le è successo. Gli oltre sessanta ragazzi di origine tunisina che si trovano nel nuovo Cie di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, hanno rischiato il tutto per tutto, consegnandole di nascosto un video contenente le immagini dei loro rocamboleschi tentativi di fuga.
Il centro di San Gervasio è solo uno dei tanti centri costruiti a seguito delle rivolte in Maghreb, in nome dell””emergenza immigrazione”. La struttura, sperduta nelle campagne, è un’ex-fabbrica confiscata a un boss, oggi di proprietà comunale; fino all’anno passato è stata utilizzata per accogliere i braccianti stagionali che accorrono nel territorio per raccogliere i pomodori, poi la scorsa stagione l’amministrazione comunale ha rifiutato il consueto finanziamento da parte della regione Basilicata, sostenendo che non venivano rispettate le norme di sicurezza e di igiene e costringendo i lavoratori ad accamparsi in casolari abbandonati. Il primo aprile però la struttura è stata riaperta, prima come Cai, centro di accoglienza e di identificazione, poi come Ciet, centro di identificazione ed espulsione temporaneo.
Secondo le dichiarazioni ufficiali il centro di San Gervasio funzionerà solo fino al 31 dicembre prossimo, ma i lavori che si stanno facendo al suo interno fanno pensare che il centro vivrà più a lungo. Il Ciet di Palazzo San Gervasio è il primo a essere aperto nella regione Basilicata. Il campo è gestito dalla Connecting People, così come quelli di Trapani e Brindisi. La scelta è avvenuta rigorosamente senza bando. (marzia coronati)
Ascolta la puntata di Passpartù in cui parliamo dei centri per migranti costruiti in questi mesi in Italia in nome dell’emergenza immigrazione:















