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5 Febbraio 2026

Bagnoli, solo la piazza può fermare i lavori della vergogna

Riccardo Rosa
(foto di mattia crocetti | ce vedimme a mare)

Bagnoli, dove eravamo rimasti? Più o meno qui, con un quartiere già provato da una pesante crisi bradisismica che le istituzioni locali e nazionali hanno affrontato con irritante passività, e che si appresta a fronteggiare una nuova emergenza, definita dal professore geologo Benedetto De Vivo, tra i massimi studiosi del territorio, “un disastro ambientale annunciato”.

Eppure, nel frattempo, di cose ne sono successe abbastanza per scriverci un libro.

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PIÙ RECENTI
Da circa due mesi sono incominciati i lavori sulla colmata a mare, la gigantesca superficie (circa ventotto campi di calcio regolamentari) contaminata da idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e policlorobifenili (PCB), composti pericolosissimi che le operazioni in corso stanno liberando nell’aria per permettere una nuova cementificazione, al fine di costruire un porto a beneficio dell’inutile America’s Cup.

Dall’inizio di gennaio centinaia di camion ogni giorno attraversano le strade di Bagnoli, creando disagi di ogni tipo: alla viabilità, per esempio, intasando a tutte le ore persino le arterie più larghe, in un territorio che ha il bradisismo come fenomeno peculiare (è facile immaginare il panico che potrebbe scatenarsi in caso di nuove scosse, ma d’altronde non è la prima volta che la giunta Manfredi si affida al fato su questo tema e intraprende l’incrocio delle dita come azione politica più concreta); oppure all’ambiente, considerando lo smog e la quantità di polveri sottili che non solo si innalzano dalla colmata, ma che vengono trasportate su e giù tra Bagnoli e Agnano, talvolta con coperture approssimative; e ancora al benessere mentale degli abitanti del quartiere, che oltre al traffico devono fare i conti con rumori insostenibili dall’alba al tramonto, con voragini stradali, con palazzi sempre più provati perché in ogni lingua ci hanno detto, negli ultimi ventiquattro mesi, che non è una scossa per quanto forte a fare tanti danni ai palazzi, ma la somma delle vibrazioni che li sollecitano (tipo quelle provocate da tir stracarichi di materiale).

Da un paio di settimane il quartiere si è organizzato. Ogni volta che possono, all’alba, gruppi di abitanti fermano il passaggio dei camion per qualche ora, facendo grande attenzione a non creare danni agli altri residenti, che vengono fatti passare e che infatti spesso solidarizzano e approvano (l’azione si interrompe spontaneamente prima delle otto, quando il traffico legato all’ingresso a scuola e al lavoro potrebbe altrimenti impazzire). Gli abitanti si sono messi in rete coinvolgendo tutti gli interessati, dagli ottantenni ai sedicenni, hanno costituito un presidio permanente, hanno organizzato manifestazioni, rilasciato interviste, boicottato un incontro-farsa in prefettura e soprattutto indetto una grossa manifestazione cittadina per dopodomani, sabato 7 febbraio. I loro obiettivi sono chiari: sul lungo termine, impedire che con il pretesto della Coppa America i piani urbanistici sul quartiere vengano ridotti a carta straccia; sul breve, fermare immediatamente questi lavori che definiscono “della vergogna”.

(foto di mattia crocetti)

I LAVORI DELLA VERGOGNA
Riguardo al rischio ambientale, al netto delle posizioni specifiche della comunità scientifica, pare di capire che non avrebbe fatto molta differenza tombare (sul serio, non come stanno facendo) la colmata oppure rimuoverla attraverso tecniche all’avanguardia come il desorbimento termico in situ (ovvero, prima decontaminarla sul posto e poi smontarla pezzo dopo pezzo). Per cui bisogna dire chiaramente che se il sindaco-commissario non vuole rimuoverla non c’entra niente il rischio ambientale, che sarebbe bassissimo con le tecniche citate: è perché non vuole la lunga spiaggia pubblica da Nisida a Pozzuoli, ma una gigantesca piattaforma di cemento dove fare un porto per yatch o uno spazio appetitoso per organizzatori di grandi eventi privati (coppe di vela, festival della mozzarella, tornei di golf, concerti a pagamento, con tanti saluti alla restituzione del territorio agli abitanti). Non regge il motivo economico, perché è dimostrato che i costi sarebbero ampiamente sostenibili con le risorse stanziate, né la grottesca scusa dei camion prodotta ad arte qualche mese fa, che andrebbero in giro per il quartiere per anni a creare disagi; in primo luogo perché questo sta accadendo anche senza rimuoverla, anzi dai calcoli dei comitati risulta che vi sia una movimentazione di materiale che avrebbe potuto coprire lo smontaggio di quasi metà colmata; in secondo luogo perché esistono numerosi accordi passati che prevedevano lo spostamento della colmata rimossa via mare, senza nessun problema per l’abitato.

Il vero tema ambientale non è quindi la permanenza o meno della colmata, ma la tecnica scelta per la sua messa in sicurezza, il desorbimento termico ex situ: si prendono le parti rimosse, si lasciano esposte per un po’ agli agenti atmosferici (vento e pioggia forte, in questi giorni) e quando evidentemente si ritiene che abbiano fatto abbastanza danni si portano via sui camion. Per De Vivo, quella dell’ex situ è già di per sé una scelta non opportuna a Bagnoli: questa tecnologia è infatti vietata in tutto il mondo nelle aree urbanizzate, come è il caso appunto di Bagnoli (e dei quartieri limitrofi: Cavalleggeri, Fuorigrotta, Posillipo) e Pozzuoli. Una scelta che diventa addirittura «scellerata quando effettuata in prossimità del mare», attraverso lavori «che dovrebbero comportare un intervento da parte delle autorità preposte al controllo dei rischi sanitari-ambientali, rischi che si configurano per le operazioni che con molta leggerezza e superficialità si stanno portando avanti».

Il rischio sono ancora i famosi IPA e PCB che stanno dentro la colmata, e che si stanno disperdendo nell’aria a ridosso della costa, entrando in contatto con elementi quali il cloro, il mercurio e lo stagno (naturalmente presenti in un’area vulcanica e marina) con un’alta possibilità di formare diossine, e gli ancora più pericolosi dibutil e tributil-stagno e metil-mercurio, tra le sostanze cancerogene più letali in assoluto. Eppure, o forse proprio per questo, la struttura commissariale si è guardata bene dal sottoporre i lavori all’ordinaria Valutazione di impatto ambientale, nascondendosi dietro un semplice parere di non assoggettabilità fornitogli dal ministero. Né meglio fanno gli organi di controllo: l’Arpac ci comunica quotidianamente lo sforamento delle polveri sottili, ma né lei né l’Asl si preoccupano di analizzarle, rischiando evidentemente di scoprire l’alta concentrazione di IPA e PCB, che presupporrebbe l’immediato stop ai lavori che chiedono gli abitanti.

(foto di mattia crocetti)


Che fare, allora? Il movimento contro la Coppa, e contro questi devastanti lavori, sta acquisendo consenso e visibilità. A mostrarlo non sono soltanto le interviste e le pacche sulle spalle nel quartiere, quanto piuttosto il patetico storytelling di regime messo in campo negli ultimi giorni, che ha il compito di produrre precise risposte (inconsistenti, per chi conosce la questione) alle obiezioni degli abitanti, e l’attivazione delle solite truppe cammellate del territorio, che si agitano da settimane sui social network e organizzano eventi propagandistici come questo di cui sono stati protagonisti la vicesindaca Lieto (mandata allo sbaraglio dal sindaco in prefettura a inizio settimana, a prendersi la porta chiusale in faccia dai comitati) e il sempre arrogante vice commissario De Rossi.

La manifestazione del 7 sarà uno spartiacque, in qualsiasi forma si articoli. È una manifestazione a cui parteciperanno attivisti di ogni quartiere della città ma soprattutto abitanti bagnolesi di ogni età ed estrazione sociale. Già questo sarebbe un grande successo, considerando la macchina della propaganda che questo genere di eventi produce, ma un successo non sufficiente. L’obiettivo dev’essere fermare il nuovo disastro ambientale, e considerando il potere che la legge ha fornito all’autocrate Manfredi, non c’è altro modo che la piazza. (riccardo rosa)

_________________________

¹ Un articolo scientifico (De Vivo et al., 2026, su J. Geochemical Exploration) sulla tematica della rigenerazione del brownfield site di Bagnoli è in stampa a cura del prof. De Vivo, con i suoi collaboratori.

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