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10 Agosto 2026

Corsi e ricorsi sismici nell’area flegrea

Riccardo Rosa

Fotogalleria di Paolo Modugno

È un angosciante deja-vu questa nuova, gravissima crisi bradisismica in area flegrea. Questa volta a farne le spese sono case e persone del comune di Pozzuoli, già colpite allo stesso modo nel maggio 2024, dieci mesi prima dalla terza forte scossa di questo biennio, nel marzo 2025, che invece ebbe le conseguenze più gravi sul quartiere napoletano di Bagnoli.

È un deja-vu perché sembra ogni volta di tornare al punto di partenza. In primo luogo, per l’assenza di qualsiasi tipo di assistenza per i più fragili, anziani e bambini su tutti. Poi, per l’accompagnamento alle persone sfollate, a cui viene ancora una volta proposto quel “contributo autonomo di sistemazione” che ha come principale vantaggio quello di deresponsabilizzare le istituzioni, assegnando cifre del tutto insufficienti a chi ha un appartamento inagibile e ne cerca uno temporaneo, ignorando del tutto l’andamento del mercato immobiliare (e le speculazioni dei proprietari dell’intera area metropolitana, sempre pronti a capitalizzare sulle disgrazie altrui). Infine, la programmazione e l’adeguamento sismico del territorio, su cui sono stati fatti dei timidi passi in avanti in questi anni, che collidono però con l’atteggiamento di gran parte delle istituzioni nazionali, sempre pronte a colpevolizzare chi in questo territorio è nato e vuole abitarci (qui il ministro Musumeci) e persino chi manifesta per rivendicare i propri diritti (i senatori di Fratelli d’Italia, Rastrelli e Cosenza).

La situazione, a oggi, è critica. Dopo una settimana di sopralluoghi i vigili del fuoco hanno effettuato circa 1200 interventi, a fronte degli oltre 1400 richiesti. Gli edifici sgomberati sono al momento 198, per un totale di 880 abitazioni e con una proiezione di persone sfollate che potrebbe raggiungere le quattromila unità. Numeri che non si possono gestire delegando alla popolazione la ricerca di una sistemazione temporanea, ma che necessitano un piano organico di individuazione e intervento pubblico sulle case sfitte, sulle strutture ricettive, e di misure che regolino gli indiscriminati aumenti degli affitti.  

Non ci sono però solo quelle famiglie, in assoluta e sottostimata emergenza, che la casa l’hanno persa con la scossa di fine luglio. Ci sono persone, a Pozzuoli e Bagnoli, che hanno avuto danni in passato e potrebbero averne con la prossima crisi: in questo senso il bradisismo è un fenomeno con cui si può certamente convivere, ma a patto di farsi trovare preparati, di abitare in case adeguate a una “emergenza” che nessuno è in grado di dire se e quando potrebbe finire. Gli strumenti tecnici ci sono, servono i soldi.

E infatti, per non tirarli fuori, la presentazione delle domande per accedere ai fondi governativi per la ristrutturazione è stata finora regolata da termini temporali molto stretti, e da parametri estremamente rigidi, che escludono famiglie che hanno visto la propria casa distrutta, motivando quest’esclusione non solo in ragione di abusi consistenti, ma anche di piccole irregolarità e incongruenze catastali. L’Assemblea popolare di Bagnoli, con la rete di cittadini e comitati che si sta riunendo a Pozzuoli in questi giorni, definisce giustamente il riassetto del territorio una questione di pubblica sicurezza, da sostenere con piani a lungo termine, il finanziamento di azioni lungimiranti, slegate dalle continue crisi.

Partendo da qui, la popolazione flegrea è tornata ad agitarsi. Prima con l’occupazione del porto di Pozzuoli, che ha comportato la presenza di una delegazione del movimento all’incontro di mercoledì con il presidente della Regione, il prefetto Di Bari e il ministro Piantedosi; il giorno dopo, con un lungo corteo terminato al rione Artiaco, una delle zone più colpite dalla scossa, proprio lì dove da ben due anni si promette l’apertura di un hub di accoglienza; e infine venerdì, con il passaggio simbolico della manifestazione al Rione Terra, da mesi nelle mire dei team dell’America’s Cup, che vorrebbero trasformarlo in un suggestivo villaggio per gli atleti.

Le manifestazioni sono state partecipate, a dispetto del caldo terribile e della comprensibile stanchezza. Le persone hanno sfilato tra le macerie, arrabbiate e non rassegnate. La composizione è stata eterogenea. Dal canto loro, gli attivisti più esperti cercano di tenere insieme le istanze e le esigenze differenti. C’è chi ha una casa agibile, ma è stato sgomberato perché il palazzo accanto al proprio è pericolante da anni, e nessuno interviene dal momento che i proprietari non riescono ad accedere al contributo per la ristrutturazione; c’è chi ha difficoltà ad accedere al Cas perché la sua casa è considerata agibile, ma non può entrarci perché le scale del palazzo non lo sono; c’è chi ha un lavoro notturno e rischia di perderlo perché non ha un mezzo proprio, e non può rientrare prima che faccia mattina all’abitazione di emergenza che sta affittando, a venti chilometri di distanza dal luogo di lavoro; e soprattutto c’è chi passa intere giornate per strada, perché ha paura o perché semplicemente non ha un posto dove andare.

In questo senso, la crisi bagnolese del 2025 ha insegnato che le tattiche di logoramento e frammentazione attuate dalle istituzioni per allentare la pressione pubblica, prima o poi raccolgono risultati. L’Assemblea popolare è riuscita a tenere in piazza per tanto tempo le persone, ha organizzato incontri settimanali, mappature collettive degli edifici, ha supportato gli abitanti del quartiere con la burocrazia, ma la mobilitazione ha perso forza quando i destini di tanti hanno dovuto fare i conti con l’allontanamento forzato, le schizofreniche risposte istituzionali, la giungla burocratica per l’accesso ai fondi, nella quale è consigliabile muoversi con l’aiuto di figure tecniche (lautamente pagate) piuttosto che di generosi e determinati attivisti.

Oggi, rispetto a un anno e mezzo fa, c’è però un altro problema, che potrebbe essere al contempo un’opportunità. Il mercato immobiliare flegreo è andato fuori controllo a causa della Coppa America. Esistono appartamenti di sessanta metri quadri a Bagnoli e Pozzuoli che oggi si affittano anche a duemila euro, case lasciate appositamente vuote nell’attesa di un mercato che verrà, temporaneo ma ultra-redditizio; e poi annunci di agenzie immobiliari che non propongono case in affitto, ma che cercano appartamenti vuoti da gestire “esclusivamente per personale team e visitatori Coppa America”.

L’emergenza casa che si sta vivendo in zona flegrea può contribuire a mantenere alte rabbia e partecipazione, ed evidenziare come anche il bradisismo, così come la speculazione legata alla competizione velistica, non siano problemi locali ma di tutta la città. Questa rabbia può essere un propulsore per le battaglie contingenti, e a spingerle potrà essere anche la rivendicazione dei risultati che si sono ottenuti in questi due anni, a cominciare dall’aumento, su cui si è esposto pubblicamente il ministro Piantedosi, del fondo statale per l’adeguamento sismico dal cinquanta al settanta per cento. Sarà necessario però anche un rilancio della battaglia contro l’estromissione dal territorio del tessuto socio-abitativo originario, ora che gli interventi di rigenerazione urbana a Bagnoli, con i loro limiti e storture indicibili, sembrano avviati, dopo trent’anni di ruberie e continui dietrofront. Chi ha poco reddito o capacità di spesa – ora che non c’è più acciaio da fondere né tumori da sorbirsi – non è più benvenuto in questi luoghi e tutto, dal bradisismo alla Coppa America, sarà funzionale alla sua espulsione. Bisogna dirlo in ogni sede possibile, organizzarsi e resistere. Senza nel frattempo lasciare indietro nessuno. (riccardo rosa)

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