MONiTOR
  • Home
  • Ultimi
  • temi
    • ambiente
    • casa
    • detenzioni
    • iniziative
    • lavoro
    • migrazioni
    • notizie
    • sanità
    • scuola
    • spazi pubblici
    • storie
    • turismo
  • Città
    • bologna
    • milano
    • napoli
    • roma
    • torino
    • altre città
  • linee
  • culture
    • arti
    • cinema
    • fotografia
    • libri
    • musica
    • teatro
  • Foto
    • fotogallerie
    • fotoreportage
  • storie disegnate
  • Autori
  • edizioni
  • Lo stato delle città
ambiente
9 Giugno 2026

Prima le assemblee, poi un giorno di lotta. A Napoli est qualcosa si muove

Delfina Esposito, Giuseppe Carrella
(foto di giuseppe carrella)

A San Giovanni a Teduccio il mare arriva prima come rumore, poi come odore, infine come vista.

In alcuni punti, pur essendo vicinissimo, non si vede mai. Lo si intuisce dietro una lunga parete di lamiera, dietro le cancellate protette da telecamere, dietro la centrale termoelettrica, l’ex depuratore e gli scheletri di strutture dismesse che occupano la linea di costa, interrompendo il percorso dal corso principale al mare.

Da settimane, ai piedi dei due palazzi del cosiddetto Bronx di San Giovanni, sotto il grande murale che ritrae Che Guevara, cittadini e realtà di movimento si incontrano all’ombra di un albero. Il parchetto, se così lo si può chiamare, è poco più di uno slargo. Ma in un quartiere in cui lo spazio pubblico viene lasciato all’incuria e sottratto pezzo dopo pezzo, anche un albero diventa assemblea, riparo, punto di partenza.

Da lì parte una campagna semplice e radicale: chiedere al quartiere di parlare. Sui muri compaiono manifesti con un grande teschio rosso che sbuca dai fumaioli di una fabbrica. Accanto, manifesti bianchi con una domanda: cosa vuoi dal tuo territorio? Qualcuno, tra le varie richieste di verde e mare pulito, risponde: “Femmene c’a pala”. Una scritta apparentemente ironica, ma che comunica una cosa precisa: bisogno di presenza, di aggregazione, di luoghi in cui incontrarsi. Dice che la questione ambientale non è mai soltanto ambientale. È anche sociale, abitativa, relazionale.

La mattina del 6 giugno, nella piccola piazza del Municipio, sul corso San Giovanni a Teduccio, un gruppo di attiviste, abitanti, cittadine e cittadini si riunisce per attraversare le spiagge e lanciare una campagna di monitoraggio ambientale. La campagna prevede la costruzione e l’installazione autonoma di centraline per il rilevamento delle polveri sottili e l’uso di termocamere per individuare eventuali variazioni anomale di temperatura dell’acqua. Per produrre dati, rendere visibili i punti critici e costruire strumenti di controllo popolare su un territorio in cui la questione ambientale è stata troppo spesso rimandata, frammentata o raccontata solo dall’alto.

Dal corso – l’arteria principale del quartiere, che lo tiene attaccato alla città e alla sua storia – fino all’antica via delle Calabrie raggiungiamo il mare, infilandoci negli accessi rimasti, costeggiando strutture che sembrano ricordare che il litorale esiste, ma non appartiene davvero a chi vive qui.

San Giovanni a Teduccio non è semplicemente un quartiere affacciato sul mare. È un pezzo di città in cui il mare, per decenni, è stato parte dell’infrastruttura industriale: raffinerie, depositi, officine, impianti energetici, aree dismesse. La costa è vicina alle case, ma separata dalla vita quotidiana.

L’ex raffineria Q8 è uno dei simboli di questa storia. Prima produzione e lavoro, poi dismissione, contaminazione, bonifiche attese. La deindustrializzazione non ha cancellato l’impronta industriale: l’ha lasciata nei suoli e nelle acque di falda, con contaminanti come idrocarburi, metalli pesanti, IPA, PCB e composti clorurati, oltre che nella disoccupazione. Per questo ogni discorso sulla rigenerazione arriva in un territorio già saturo e carico di promesse non mantenute. Qui bonifica non significa solo rimuovere materiali contaminati o riaprire un passaggio verso il mare. Significa capire chi decide il futuro degli spazi, chi potrà usarli, se il mare tornerà davvero accessibile; cosa significa il nuovo terminal container previsto alla Darsena di Levante, a ridosso di un tratto di costa che da anni si dice di voler restituire agli abitanti.

Quando arriviamo al lido Chanel, la spiaggia è piena. Una signora con i nipotini chiede al giovane bagnino di “far uscire” un ombrellone, perché i bambini hanno bisogno d’ombra. La sabbia vulcanica, un tempo nera, oggi appare grigia, mescolata alla polvere. I cespugli fioriti che incorniciano il chiosco e il patio provano a costruire un’immagine di normalità balneare, ma non riescono a coprire l’odore forte che impregna l’aria. Poco distante, l’ex depuratore resta sulla linea di costa, come un promemoria di tutto ciò che per anni è stato scaricato in acqua. Sull’orizzonte, nella linea di mare tra Napoli e Portici, passa una grande nave metaniera LNG.

(foto di giuseppe carrella)

È questa la scena difficile da descrivere senza retorica: famiglie con bambini che giocano, ragazzini al sole, signore che si riparano dal caldo. E insieme l’impressione costante che il diritto al mare sia concesso in una forma residua: puoi andarci, ma devi accettare tutto il resto. L’odore acre, la sabbia polverosa, il mare sporco.

Sotto un ombrellone incontro J., giovane madre. Parla con la lucidità pratica di chi non sta facendo teoria, ma organizzando la giornata dei figli. «Vengo qui perché abito qui e i miei figli hanno caldo – racconta –. Ma mi fa paura. L’acqua è sporca e ogni volta che bevono anche una goccia di questo mare poi stanno male».

La sua frase sintetizza la distanza tra le opere promesse, annunciate, sponsorizzate dalle istituzioni, e l’esperienza quotidiana di chi ha bisogno di bonifiche vere. Da un lato il linguaggio della riqualificazione, dall’altro una madre che porta i figli al mare perché non ha alternative e deve chiedersi se quell’acqua possa farli stare male.

Poco più avanti, in una conca tra un lido e l’altro, l’acqua raccoglie rifiuti e materiali sospinti dalla corrente. Intorno a un grosso tubo nero che sbuca da un pontile eroso e finisce verso il mare, un altro stabilimento offre lettini e cucina di pesce agli avventori. Lo spazio è piccolo, compresso tra la centrale termoelettrica e il museo ferroviario di Pietrarsa, sorto nelle antiche Officine, dove un tempo si producevano locomotive.

Nel pomeriggio il corteo ripercorre il corso, passa per il Bronx, accompagnato dalle percussioni della Murga. I ragazzini in giro per il quartiere prendono gli striscioni, chiedono cosa stiamo facendo. Le signore, incuriosite dal clima festoso, si affacciano alle finestre, poi scendono in strada. «Ne abbiamo bisogno», dice una di loro. È una frase semplice, ma dice molto. Non parla solo della manifestazione. Parla del bisogno di vedere il quartiere attraversato, abitato, rimesso in movimento.

(foto di giuseppe carrella)

Al Parco Troisi viene appesa una grande fotografia di San Giovanni e vengono distribuite mappe sulle quali scrivere o disegnare. A chi vuole partecipare si chiede di indicare i propri desideri per il quartiere. Durante l’assemblea pubblica, abitanti e realtà presenti prendono parola su questo: non una riqualificazione qualsiasi, non l’ennesimo progetto che cambia il volto del quartiere senza migliorare la vita di chi ci vive, ma una trasformazione reale, controllabile, utile alla popolazione.

Sullo sfondo, il Parco Troisi racconta da solo il paradosso. Il laghetto è svuotato, pieno di immondizia. Intorno ci sono alberi, colline, spazi ampi che potrebbero essere bellissimi.

Il pomeriggio scorre tra persone che scrivono sulle mappe, altre che si avvicinano alla fotografia, altre ancora che prendono il microfono. Le risposte, una dopo l’altra, compongono una mappa diversa: meno speculazione, più cura, più spazi vivibili, più possibilità di attraversare e abitare i luoghi. In un angolo della grande fotografia compare una scritta, accompagnata da alcuni fiori disegnati: “Rinascita”. (delfina esposito)

Share on Facebook Share on Twitter Share on Google+
Previous Article La provincia tra macerie e memorie. Appunti su Invelle e Le città di pianura
Next Article Hotel di lusso e finanza immobiliare a Bologna. Il caso dell’ex Palazzo delle Telecomunicazioni

Related Posts

  • Monopoli a Torino. Il piano regolatore al servizio dei costruttori

  • Una burocrazia del disprezzo. Il nuovo ufficio immigrazione della questura di Torino

  • Napoli est. Un altro anno è passato senza il recupero del Forte di Vigliena

  • Salerno, il porto di Pastena e la guerra per il mare

Appuntamenti

Edizioni MONiTOR

La città di Santa Chiara

Scioperi e serenate

Lo stato delle città, n°15

Napoli Est

Lo stato delle città, n°14

Le case dei sogni

Un compagno

Lo stato delle città, n°13

Lo stato delle città, n°12

Lo stato delle città, n°11

Lo stato delle città, n°10

Lievito

La memoria bucata

Lo stato delle città, n°9

Confini

Le guarattelle

Lo stato delle città, n°8

Le fragili alleanze

Lo stato delle città, n°7

La settimana santa

L’estate è finita

La Venere degli stracci

Lo stato delle città, n°6

Baby Gang

Lo stato delle città, n°5

Lo stato delle città, n°4

Solidi

Detti

Lo stato delle città, n°3

Lo stato delle città, n°2

Risalendo la china

Quartieri Spagnoli

L’infelicità italiana

Lo stato delle città, n°1

Lo stato delle città, n°0

Heroes

Lo sparo nella notte

Qualcosa che bruci. Oroscopo di Foucault

Il cielo in una stanza

Lo sparo nella notte

La città orizzontale

Grigio

Primavera breve

Fino all’urdemo suspiro

Vai mo

Palude

iL SINDAKO

Lo stato della città

Il fuoco a mare

La sfida

SUPPORTA NAPOLIMONiTOR

AUDIODOC, PODCAST, VIDEO

GALLERIE E REPORTAGE

Storie Disegnate

Lo stato delle città / LA RIVISTA

Newsletter

Loading

Chi siamo

Napoli Monitor è stato un mensile cartaceo, in edicola dal 2006 al 2014.
A partire dal 2010 è un sito di informazione e approfondimento.
Dal 2015 pubblica anche libri e dal marzo 2018 la rivista “Lo stato delle città”.

contatti

La redazione di Napoli Monitor si trova in via Broggia, 11; 80135 – Napoli – info: [email protected]

MONiTOR

© Copyright 2015 - 2023. Proudly supported by dopolavoro and Shift-Left