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Bagnoli, su bonifica e colmata. Lettera al quotidiano La Repubblica (10 febbraio 2024)

Dopo le dichiarazioni del sindaco in merito alla vicenda di Bagnoli, che si protrae dal 1992 ed è ancora senza soluzione, sono doverose alcune considerazioni. La Legge del 1996 e il vincolo del Ministero dei beni culturali dispongono il ripristino della costa, per motivazioni di tutela del paesaggio (ex articolo 9 della Costituzione) cioè di carattere culturale. La rimozione della colmata è indispensabile per il ripristino della morfologia naturale della costa e per la ricostituzione della spiaggia, l’unica della città, sottratta ai cittadini per ampliare la fabbrica, come ha sempre sostenuto il compianto Gerardo Mazziotti, oltre a tanti comitati, associazioni e cittadini di Bagnoli.

Il contenuto della colmata si conosce nei dettagli, sulla base di campionature effettuate dall’ex Bagnoli SpA, sotto il controllo di una commissione ministeriale di esperti attiva tra il 1995 e il 2001 e poi ripetute più volte. Si tratta di loppe e scorie di altoforno, contenenti metalli, IPA, PCB e Idrocarburi totali. Tra l’altro i metalli, come confermato dalla citata commissione, non costituiscono alcun problema per l’ambiente, perché quelli derivanti da loppe e scorie non sono pericolosi in quanto ossidati e quindi geochimicamente stabili, mentre gli altri sono di origine vulcanica (sorgenti termali) e quindi assolutamente naturali. Il vero e unico problema di inquinamento a Bagnoli, nella colmata come nel resto dell’area, è costituito dagli inquinanti organici cancerogeni (IPA, PCB, Idrocarburi totali), per i quali esiste una soluzione, sperimentata, semplice e veloce, che si può realizzare in situ, come dimostrato dal prof. Benedetto De Vivo, tra i firmatari di questo documento, in varie pubblicazioni scientifiche. Pertanto, non si comprende l’immagine delle migliaia di tir in giro per la città a trasportare terreni dopo la rimozione della colmata.

Ma il punto centrale è la stima dei costi. Partendo da zero, per la bonifica/messa in sicurezza dell’intera area di Bagnoli si dovrebbe prevedere una spesa, compresa la rimozione della colmata, non superiore ai 415 milioni di euro. Si tratta di una cifra calcolata con esperti dell’U.S. EPA, Agenzia Governativa Americana per la Protezione Ambientale, sulla falsariga di quanto realizzato in decine di migliaia di altri siti industriali dismessi negli USA e nel mondo, in cui sono state effettuate con successo opere di bonifica/messa in sicurezza/risanamento in funzione della destinazione d’uso dei terreni, in tempi ragionevolmente brevi e con costi notevolmente più bassi di quelli preventivati per Bagnoli, come Bethlehem Steel, Bethlehem, Pennsylvania USA; Seattle Gas Works, Seattle, Washington, USA; Penisola di Whittier, Ohio, USA; Landschaftspark, Duisburg-Nord, Germania; Westergasfabriek, Ex Gas Works, Amsterdam, Paesi Bassi.

Nella Ruhr i tedeschi sono intervenuti su di un’area ex-industriale della stessa tipologia di inquinamento di Bagnoli, ma con un’estensione molto superiore e, spendendo cifre molto contenute, in pochi anni hanno trasformato il sito in un parco pubblico frequentato da milioni di visitatori.

Pertanto, si può definire Bagnoli un “caso unico al mondo” non per le difficoltà del recupero naturalistico, paesaggistico e ambientale, ma solo per l’enorme spreco di denaro pubblico che prosegue ininterrottamente dagli inizi degli anni Novanta senza portare ad alcun risultato, tanto che si continua ancora a discutere.

Riccardo Caniparoli; Alessandra Caputi; Diego Civitillo; Luigi De Falco; Benedetto De Vivo; Valeria De Lorenzo; Vezio De Lucia; Raffaella Di Leo; Michele Di Natale; Carlo Iannello; Francesco Iannello; Luigi Labruna; Antonia Manca; Massimiliano Marotta; Sergio Marotta; Giulio Pane; Antonio Pariante

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