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2 Febbraio 2014

Il mercato del Napoli e i tifosi del bilancio

Monitor
sport
(archivio disegni napolimonitor)

Un difensore centrale, un terzino sinistro e un mediano. Erano questi i tre obiettivi dichiarati dalla dirigenza del Napoli e dal tecnico Benitez per il mercato invernale. Proprio Benitez a metà gennaio si esponeva dichiarando di avere garanzie del presidente su prossimi acquisti. Alla chiusura della sessione di mercato in maglia azzurra sono arrivati: un portiere di riserva per il prossimo anno; un difensore brasiliano più volte scartato dalle squadre europee; un esterno francese giovane su cui è difficile esporsi; un promettente centrocampista centrale, forte con i piedi ma troppo poco muscolare per essere integrato con effetto immediato in una linea mediana a due.

Le altre squadre non sono state a guardare. La Roma, diretta concorrente per un posto in Coppa dei Campioni, ha acquistato i cartellini di due tra i migliori mediani e terzini sinistri disponibili a muoversi, giocatori trattati dal Napoli ma che hanno preferito scegliere un’altra piazza (e un contratto più vantaggioso). La Juventus stava per acquistare Guarin dall’Inter, ma ha finito per riportare in Italia il bizzoso Osvaldo, deciso a conquistarsi una convocazione per il Mondiale. La Fiorentina prendeva Andersson dal Manchester United e rimediava ai tanti infortuni in attacco rilevando Matri dal Milan. Il disastrato Milan, intanto, acquistava i cartellini del giapponese Honda, del difensore francese Rami (anche lui obiettivo del Napoli), dell’ex campione d’Europa Essien e del talentuoso Taarabt.

Agger, Vermaelen, Skrtel, Gonzalo Rodriguez, N’Koulou, Mexes, Coentrao, Criscito, Bastos, Moreno, Mascherano, Song, M’vila, Capoue, Matuidi, Kondogbia, Guarin. Tutti questi calciatori, secondo la stampa cittadina, sono stati nel mirino del Napoli nell’ultimo mese. Alcuni hanno rifiutato di trasferirsi sotto il Vesuvio. Altri hanno accettato contratti economicamente meno favorevoli, ma privi di quella clausola (la gestione da parte della società dei diritti di immagine) che tiene lontano dalla squadra azzurra tantissimi “top player”, i quali sui contratti pubblicitari guadagnano fior di quattrini. Un esempio: appena arrivato in Francia, Cavani ha firmato un contratto con l’Adidas per quindici milioni in due anni, soldi che non avrebbe mai visto giocando nel Napoli in virtù dei discussi accordi di cui sopra. Ingiusto, insomma, buttare la croce solo sul direttore sportivo Bigon, che comunque si muove sul mercato con una inettitudine imbarazzante, ma che molto spesso si trova a viaggiare per l’Europa con contratti che fanno sbellicare dalle risate gli esosi manager dei calciatori.

In questo contesto si fa sempre più fastidioso il balletto che coinvolge i cronisti, gli opinionisti, i presunti esperti di calciomercato cittadino. A parte poche eccezioni (Reina, Callejon e Higuain) negli ultimi anni nessuno degli affermati calciatori internazionali accostati al Napoli da giornali, tv e siti internet si è poi visto in campo. Sotto la soglia dello zero è l’attitudine critica nei confronti del presidente De Laurentiis, nonostante gli stessi giornalisti si espongano quotidianamente garantendo la società vicina a grandi colpi, salvo poi annunciare l’esito negativo delle trattative. I ritornelli più ascoltati – e fatti propri da una nuova categoria di tifoso: il supporter-commercialista, assai più preoccupato delle questioni di bilancio che del successo della squadra – riguardano la “difficoltà di trovare giocatori buoni a gennaio” (ma poi Naingolan, Andersson ed Essien vanno a Roma, Firenze e Milano), il “sacrosanto tetto agli ingaggi imposto dalla società”, e molto spesso la poca lucidità di viziati ventenni, che chissà per quale ragione sono restii a trasferirsi in città.

L’accondiscendenza della stampa napoletana nei confronti della società è diventata talmente marchiana da passare inosservata. È durante l’era De Laurentiis, d’altronde, che un piccolo stuolo di cronisti televisivi locali ha costruito le proprie fortune nelle grandi emittenti nazionali, nonostante evidenti limiti tecnici e in alcuni casi persino difficoltà con la lingua italiana. Una strada che in tanti sperano di seguire, e per percorrere la quale sembra necessario mostrarsi sempre indulgenti con il presidente o il suo fido e mansueto direttore sportivo.

Nel frattempo, la squadra affronta il primo momento difficile dell’era Benitez. L’uscita dalla Champions e una mezza dozzina di prestazioni incolori tra campionato e Coppa Italia, sono stati campanelli d’allarme capaci di aprire discussioni in città sull’operato del tecnico. Il suo modulo appare, agli occhi di tanti, troppo spregiudicato. Il Napoli, secondo i critici, reggerebbe con difficoltà due soli centrocampisti di ruolo, e sarebbe più opportuno rinunciare a uno dei trequartisti (non si capisce se il frizzante Mertens, l’infaticabile Callejon o il capitano Hamsik) per inserire un altro uomo in mediana. Chi fa proprio quest’argomento, tuttavia, non si cura del fatto che centrocampisti di spessore il Napoli non ne ha, e che Benitez aveva chiesto un mediano abile anche con i piedi (Mascherano o Obi Mikel) da affiancare a Behrami fin dal mese di agosto. Poco risalto viene dato intanto ai clamorosi errori individuali di centrocampisti (Inler e Dzemaili) e difensori (Britos e Fernandez) che sono costati al Napoli diversi punti, e che altri calciatori, su cui Benitez sperava di fondare il suo 4-2-3-1, difficilmente avrebbero commesso.

Questi calciatori di livello internazionale non sono arrivati, nonostante i tentativi del tecnico, che pare abbia passato giorni interi al telefono per provare a convincere alcuni suoi pupilli al trasferimento. Il Napoli vivacchia tra il secondo (sempre più lontano) e il terzo posto (che riesce a mantenere grazie a una serie di passi falsi delle inseguitrici). Una dimensione di cui la dirigenza, e una parte della piazza, sembrano accontentarsi, perché “in fondo dieci anni fa giocavamo a Gela e Martina Franca”, e “bisogna essere grati al presidente che ci ha tirato fuori da lì”. Anche se di questo passo uno scudetto il Napoli non lo vincerà mai. Anche se il presidente ha rilevato una società fallita senza spendere nemmeno un soldo. Anche se ha portato a casa guadagni per milioni di euro ogni anno, sbriciolando record di incassi ai botteghini (nonostante i prezzi alle stelle) e riuscendo a vendere ai napoletani qualsiasi cianfrusaglia su cui gli venga in mente apporre il marchio del Napoli. I conti però sono sani, domenica tutti allo stadio a gridare: «Forza bilancio!». (pazzaglia)

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